Indagato, indiziato o imputato?

Indagato, indiziato o imputato?

Cerchiamo di fare chiarezza su una distinzione di carattere terminologico che non è chiara a tutti: quella fra indagato e imputato. A volte si usano questi due termini facendo un pò di confusione, ma rappresentano due concetti molto diversi: l’indagato è la persona iscritta nel registro degli indagati (il cui vero nome è “registro delle notizie di reato”), ed è la persona intorno alla quale ruota l’attività del pubblico ministero (PM) e del GIP (giudice delle indagini preliminari). L’imputato è qualcosa che viene dopo, ma andiamo con ordine.

Quando si chiude la fase delle indagini preliminari, il PM esercita l’azione penale, se ci sono i presupposti, ovvero se l’accusa è ritenuta sufficientemente fondata; a questo punto il GUP (giudice dell’udienza preliminare) dispone il rinvio a giudizio, a seguito del quale si apre la fase dibattimentale in cui l’indagato “diventa” imputato, modificando così la sua qualificazione giuridica.

La scelta del legislatore si fonda sulla differenziazione fra il momento procedimentale delle indagini, e la fase processuale in senso stretto in cui, superato il dubbio sulla fondatezza della notizia di reato, si arriva ad una forma di imputazione che si sostanzia in una richiesta di accertamento giurisdizionale, mediante la cross examination, ovvero il contraddittorio, e la formazione del convincimento in capo al giudice il quale non può accedere al fascicolo del PM, quindi dovrà ricreare tutte le prove (salvo quelle non ripetibili, assunte mediante l’incidente probatorio.

La qualifica di imputato si mantiene fino al terzo grado di giudizio, quindi in teoria non si dovrebbe chiamare “condannato” l’imputato che abbia ricevuto una sentenza di condanna, perchè per il nostro ordinamento la certezza si ha solo dopo che sono state rispettate tutte le garanzie rappresentate dalle fasi processuali.

L’indiziato invece è una figura estranea al nostro sistema (salvo qualche rarissima eccezione), perchè rappresenta la posizione del soggetto che non è ancora imputato, ma nei confronti del quale la prova di aver commesso il reato è certa, ma è un concetto che appartiene ad un processo di tipo inquisitorio e non accusatorio come il nostro, per questo è formalmente sbagliato utilizzare questo termine.

Ancora, viene utilizzato il termine inquisito per indicare la qualifica dell’indagato e dell’imputato, ma non si tratta di una qualificazione giuridica, bensì puramente giornalistica e divulgativa. Qua ovviamente abbiamo parlato di quello che succede in caso di rito ordinario, per quanto riguarda invece i procedimenti speciali (abbreviato, direttissimo, eccetera) dove è diverso il peso dell’udienza preliminare, l’indagato assume la qualifica di imputato nel momento in cui si accede al rito speciale.

Riferimenti agli articoli 60 e seguenti del c.p.p.

Da una denuncia anonima può nascere un procedimento penale?

No.

Il codice lo esclude espressamente.

Tuttavia, a fronte di una segnalazione credibile – anche anonima – possono
essere svolti degli accertamenti dalle Forze dell’Ordine a seguito dei quali il
nome di un soggetto può essere iscritto nel registro degli indagati (con
relativo inizio di un procedimento penale).

Gli eventuali accertamenti fungono da “controllo” ed eventuale
conferma delle notizie anonime.