legittimo sospetto

LEGITTIMO SOSPETTO

La legge in questione, che prende il nome del suo primo firmatario, il senatore del PdL (Popolo della Libertà) Melchiorre Cirami, fu approvata il 7 novembre del 2002(L. n. 248/2002)

Il provvedimento si è reso necessario, poiché intercettava, rettificandola, una mancanza fondamentale dell’articolo 45 del codice di procedura penale, affiancando al rischio per la sicurezza e all’incolumità pubblica il legittimo sospetto dell’imparzialità dell’organo giudicante quale causa della remissione o ricusazione del processo penale ad altra sede.

Grazie a questa legge, qualora l’imputato o il pubblico ministero sospettino della venuta mancanza della terzietà del giudice, possono fare legittimamente richiesta di ricusazione del processo ad altra sede, vedendosi contrastare in questa particolare procedura dalle altri parti coinvolte e sottostando alla decisione della Corte Suprema di Cassazione, unico organo preposto ad assumersi la responsabilità d’una tale decisione.

Alla legge Cirami, che il 5 novembre 2002 ha introdotto nell’ordinamento italiano il principio del legittimo sospetto, sono state attribuiti alcuni colpevoli difetti. Ecco, su ogni punto contestato, che cosa dice veramente la norma.

Con la legge Cirami ogni imputato potrà scegliersi un giudice più compiacente.
Ovviamente, non è l’imputato a decidere. La legitima suspicione, cioè il sospetto concreto che un giudice non sia imparziale o sereno, dovrà essere valutata e riconosciuta esclusivamente dalla Corte di cassazione, cioè da altri giudici. Solo in quel caso il processo verrà «rimesso», ovverosia trasferito a un altro tribunale.
La legge Cirami comporta uno squilibrio nel processo tra accusa e difesa, a vantaggio della seconda.
La legge prevede che a chiedere la rimessione del processo per «legitima suspicione» possano essere non solo l’imputato, ma anche il pubblico ministero e il procuratore generale presso la corte d’appello, quindi i rappresentanti dell’accusa. E a decidere, comunque, saranno sempre i giudici della Corte di cassazione.
In attesa che la Cassazione decida, però, la sospensione del processo è automatica e la perdita di tempo aiuta solo gli imputati.
La sospensione non è affatto automatica. Può essere ordinata dalla Cassazione, ma se la Suprema corte non la prescrive, può essere disposta solo dal giudice «contestato» dagli imputati. E la legge prevede che la sospensione sia obbligatoria esclusivamente «prima delle conclusioni e della discussione»: cioè prima della requisitoria del pm e delle arringhe dei difensori. Questo obbligo ha uno scopo: evitare che il giudice «legittimamente sospettato» arrivi a una sentenza prima della decisione sull’eventuale trasferimento del processo.
La Cirami, però, prevede che la richiesta di rimessione possa essere riproposta più volte: questo creerà comunque dei ritardi, perché il giudice dovrà valutare ogni richiesta.
Questo rischio è possibile. Ma i tempi persi non sarebbero mai eccessivi: la legge prevede che sia il giudice a decidere se accettare o meno la sospensione quando viene presentata una nuova richiesta di rimessione. Se però non esistono elementi nuovi rispetto a quelli di una richiesta già presentata, il giudice non deve disporre alcuna sospensione. Poi la Cassazione può sempre giudicare inammissibile il ricorso dell’imputato. E in questo caso l’imputato stesso rischia una multa da mille a 5 mila euro.
Nei maxiprocessi, i mafiosi e i criminali imputati continueranno, in serie, a proporre la rimessione del processo: così la giustizia si fermerà.
La legge prevede che anche l’uso strumentale della richiesta di rimessione venga sanzionato: se in una richiesta di rimessione non esistono elementi nuovi rispetto a una richiesta già presentata, il processo non verrà certo sospeso dal giudice, e la Cassazione respingerà ogni nuova richiesta condannando l’imputato a pagare la multa.
Gli imputati, comunque, la faranno franca: sospensioni e trasferimenti dei processi, infatti, garantiranno la prescrizione dei reati e la scarcerazione.
I termini della prescrizione e della custodia cautelare sono sospesi insieme al processo. Non solo: se la Cassazione decide il trasferimento a un altro tribunale, i termini della prescrizione e della carcerazione vengono interrotti fino al momento in cui il processo, davanti alla nuova corte, arriva al «medesimo stato in cui si trovava al momento della sospensione». Se per esempio il processo Imi-Sir venisse trasferito a Brescia, la prescrizione tornerebbe a correre dal momento in cui il nuovo pm dovesse pronunciare la sua requisitoria.
Ma la legge non si applica ai processi in corso: lo ha detto il pm Ilda Boccassini, in aula, al processo Imi-Sir.
La legge, in realtà, dice esattamente il contrario: «La presente legge si applica anche ai processi in corso». E aggiunge: «le richiesta di rimessione già presentate alla data di entrata in vigore della legge conservano efficacia». Per questo, si applica esplicitamente anche ai due processi milanesi (Imi-Sir e Sme-Ariosto), per i quali gli imputati hanno chiesto la rimessione lo scorso maggio.
La legge Cirami è stata voluta dalla maggioranza per «salvare» Cesare Previti e Silvio Berlusconi dai due processi milanesi di «Toghe sporche».
Anche se è possibile che la politicizzazione dei processi abbia avuto l’effetto di accelerare l’iter parlamentare della norma, in realtà non è affatto detto che l’introduzione della legge Cirami abbia l’effetto di «salvare» Berlusconi, Previti e gli altri imputati dei due procedimenti milanesi. Prima di tutto, perché la decisione sul trasferimento dei processi spetta alla Corte di cassazione; e poi perché, anche nel caso in cui il processo dovesse essere spostato da Milano a Brescia, sarà comunque un tribunale a giudicare. E non è detto che i giudici bresciani siano più «favorevoli» di quelli milanesi.