La Pena

La pena

  • La pena
  • Le pene principali
  • Le pene accessorie
  • Pene sostitutive e misure alternative
  • Permessi premio
  • Cause di estinzione del reato e della pena
  • Misure di sicurezza
  • Misure di prevenzione

LA PENA
E’ la sanzione prevista che lo Stato, a mezzo dell’Autorità Giudiziaria all’autore di un fatto illecito. La pena svolge diverse funzioni: da un lato quella di punire il colpevole per il reato commesso mentre dall’altro lato ha funzione rieducativa che mira alla riabilitazione del reo e al suo reinserimento in società.
Il cd. doppio binario della pena previsto dal Codice, risponde al principio previsto dalla Costituzione che, all’art. 27, terzo comma, stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti disumani e che debbono tendere alla rieducazione del condannato in modo da consentirgli il reinserimento nella società una volta scontata la pena.
La prevenzione generale viene affidata alla pena mentre la prevenzione speciale è affidata alle misure di sicurezza.
Le pene sono distinte in principali (vengono inflitte dal Giudice in sentenza di condanna), in accessorie (derivano automaticamente dalla condanna anche senza una espressa previsione in tale senso, es. l’interdizione dai pubblici uffici) e in sostitutive (delle pene principali detentive che, in presenza di determinate condizioni, vengono inflitte in sostituzione delle pene detentive brevi).
In base a quanto disposto dall’art. 17 c.p., le pene previste per i delitti sono la pena di morte, l’ergastolo, la reclusione e la multa mentre per le contravvenzioni sono l’arresto e l’ammenda. Il successivo articolo 18 prevede poi che le pene detentive sono quelle dell’ergastolo, della reclusione e dell’arresto mentre quelle pecuniarie sono la multa e l’ammenda.
Le pene detentive consistono nella privazione e/o limitazione della libertà personale, mentre quelle pecuniarie colpiscono il patrimonio del reo.
Sulla base di quanto disposto dall’art. 27 della Costituzione, la pena è personale (principio della personalità della pena) e pertanto potrà essere inflitta solo all’autore del reato.
La pena può essere inflitta solo dall’Autorità Giudiziaria (che la infligge con la garanzia del procedimento penale) e nei soli casi espressamente stabiliti dalla legge (principio della legalità della pena) che stabilisce poi anche i casi per cui la pena può essere revocata.
La pena è inderogabile e proporzionata al reato.

 

Pene principali
Le pene principali per il delitti sono:
a)l’ergastolo (art. 22 c.p.): consiste nella privazione della libertà personale per l’intera durata della vita del soggetto. La pena è “perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato all’ergastolo può essere ammesso al lavoro all’aperto”;
b) reclusione (art. 23 c.p.): consiste nella privazione della libertà personale per un determinato periodo di tempo stabilito dal Giudice in sentenza di condanna a seconda del reato commesso. La norma prevede espressamente che “la pena della reclusione si estende da quindici giorni a ventiquattro anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato alla reclusione, che ha scontato almeno un anno della pena, può essere ammesso al lavoro all’aperto”. L’esecuzione della reclusione è disciplinata dalla legge sull’Ordinamento penitenziario (L. 354/75) che, tra le altre cose, prevede l’esecuzione della pena nelle case di reclusione e l’obbligo del lavoro e l’isolamento notturno.
Sono previste alcune cause di differimento dell’esecuzione della reclusione. In alcuni casi, come ad esempio in presenza di una donna incinta o che ha partorito da meno di sei mesi, di persona affetta da HIV in casi particolari, il differimento è obbligatorio. E’ invece facoltativo se è stata presentata domanda di grazia, se il soggetto si trova in condizioni di grave infermità fisica e se la donna ha partorito da più di sei mesi e da meno di un anno e non vi è modo di affidare il figlio ad altro che alla madre (art. 147 c.p.).
c) arresto (art. 25 c.p.): Sulla base di quanto disposto dalla norma “si estende da cinque giorni a tre anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati o in sezioni speciali degli stabilimenti di reclusione, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato all’arresto può essere addetti a lavori anche diversi da quelli organizzati nello stabilimento, avuto riguardo alle sue attitudini e alle sue precedenti occupazioni”. Si differenzia dalla reclusione riguardo alla disciplina della semilibertà.
d) multa (art. 24 c.p.): è la pena pecuniaria previsti per i delitti che “consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a lire diecimila, né superiore a dieci milioni. Per i delitti determinati da motivi di lucro, se la legge stabilisce soltanto la pena della reclusione, il giudice può aggiungere la multa da lire diecimila a lire quattromilioni”. (con l’entrata in vigore dell’euro, la multa va da un minimo di 5 euro a un massimo di 5.164 euro).
e) ammenda (art. 26 c.p.): è la pena pecuniaria previste per le contravvenzioni. Secondo quanto disposto dalla norma “consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a lire quattromila né superiore a lire due milioni” (con l’entrata in vigore dell’euro, l’ammenda va da 2 euro a 1.032 euro).
Per la multa e l’ammenda, in presenza di determinate condizioni economiche del reo, qualora il Giudice ritenga che la misura massima sia inefficace o che quella minima sia troppo gravosa, può aumentare e/o diminuire la misura fino al triplo.
La Legge 274/2000 (attributiva al Giudice di Pace della competenza penale) ha previsto, per i casi di competenza del Giudice di Pace, una sostituzione delle pene sanzionatorie: le pene privative della libertà sono quindi state sostituite con delle sanzioni alternative che sono: obbligo di permanenza domiciliare (da eseguirsi, salve specifiche esigenze del condannato, nei giorni di sabato e domenica per un periodo di tempo non inferiore a 6 giorni né superiore a giorni 45); prestazioni di lavoro di pubblica utilità (non retribuito, per un periodo non inferiore a 10 giorni e non superiore a sei mesi).

 

Pene accessorie
Sono le pene che seguono alla condanna penale. Hanno un carattere affittivo e fortemente limitativo dei diritti costituzionalmente garantiti.
Generalmente vengono applicate automaticamente e costituiscono uno degli effetti della condanna. Ci sono però dei casi in cui l’Ordinamento vincola l’applicazione di tali pene alla libera discrezionalità del Giudice. In tal caso, ai fini della loro applicabilità, è necessaria una dichiarazione diretta da parte del Giudice in sentenza che ne determinerà anche la durata.
L’art. 19 del c.p. prevede n. 7 pene accessorie che si comminano ai soli delitti e sono:
a) interdizione dai pubblici uffici (art. 28 c.p.): il condannato viene privato del diritto di elettorato attivo e passivo e di ogni altro diritto politico, da ogni pubblico ufficio e di ogni incarico. Può essere temporanea (ha una durata non inferiore a un anno né superiore a cinque anni) o perpetua (consegue alla pena dell’ergastolo e alla reclusione non inferiore a cinque anni);
b) interdizione da una professione o da un’arte (art. 30 c.p.): consiste nella perdita della capacità di esercitare, per tutto il tempo dell’interdizione, una professione o un’arte per cui è necessario uno speciale permesso o abilitazione. Non può avere una durata inferiore a un mese né superiore a cinque anni. Decorso il periodo di interdizione, le licenze e/o i permessi possono essere dal soggetto riottenuti;
c) interdizione legale (art. 32 c.p.): è la pena accessoria per i delitti di maggiore gravità che priva il condannato della capacità di agire. Salvo che il Giudice disponga diversamente, tale misura priva anche della capacità genitoriale. E’ automatica con la condanna alla pena dell’ergastolo e della reclusione non inferiore a cinque anni.
d) interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (art. 32 bis c.p.): la sanzione è stata introdotta al fine di aumentare il peso sanzionatorio a quei reati tipici dei cd. colletti bianchi ovvero quei reati strettamente legati all’esercizio di un’attività imprenditoriale. La sua durata è connessa alla durata della pena principale;
e) incapacità di contrattare con le Pubbliche amministrazioni (art. 32 ter c.p.): comporta l’incapacità di concludere contratti con la PA salvo che per ottenere servizi di pubblica utilità;
f) decadenza dalla potestà genitoriale (art. 34 c.p.): comporta la decadenza dalla potestà dei genitori nonché di ogni altro diritto sui figli che spetta al genitore. Viene prevista automaticamente con la pena dell’ergastolo e con quella della reclusione per un periodo di tempo non inferiore a cinque anni.
Per le contravvenzioni sono invece state previste n. 2 pene accessorie:
a) sospensione dall’esercizio di una professione o un’arte (art. 35 c.p.): contrariamente alla interdizione dall’esercizio di una professione la misura si limita alla sospensione della capacità di esercitare una professione. Non può avere una durata inferiore a quindici giorni e superiore a due anni.
b) sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (art. 35 bis c.p.): è stata introdotta nel sistema penale con la L. 689/81 ed ha contenuto identico a quello previsto per la interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche. Non può avere una durata inferiore a quindici giorni e superiore a due anni.
La pena accessoria comune sia ai delitti che alle contravvenzioni, è quella relativa alla pubblicazione della sentenza di condanna (art. 36 c.p.). La misura viene disposta dal Giudice in sentenza che può ordinare la pubblicazione in uno o più giornali a spese del condannato.
In caso di ergastolo la sentenza viene pubblicata mediante affissione nel Comune ove è stata pronunciata, in quello in cui fu commesso il delitto e in quello in cui il condannato aveva l’ultima residenza.
Non è previsto un numero chiuso di pene accessorie per cui queste possono essere individuate anche se non espressamente codificate. Tipico esempio di misure non codificate sono la cancellazione dall’albo dei costruttori e dei fornitori, il divieto di espatrio ecc.
Le pene accessorie possono essere perpetue e temporanee (hanno la stessa durata della pena principale) e in nessun caso possono avere una durata superiore al limite minimo e massimo stabiliti per ciascuna specie di pena accessoria.

 

Pene sostitutive (delle pene detentive di breve durata):
Sono state introdotte dall’art. 53 della Legge 689/81 e sono: la semidetenzione, la libertà controllata e la pena pecuniaria.
Art. 55 L. 689/81 “Semidetenzione”: è la misura sostitutiva della pena detentiva fino a un anno e comporta che il condannato debba trascorrere almeno dieci ore al giorno negli istituti penitenziari, il divieto di detenere a qualsiasi titolo arma da fuoco, la sospensione della patente di guida ecc.
Art. 56 L. 689/81 “Libertà controllata”: è la misura sostitutiva per le pene detentive fino a sei mesi e comporta il divieto di allontanarsi dal comune di residenza (salvo i casi di studio e/o lavoro), obbligo di presentarsi almeno una volta al giorno negli uffici di pubblica sicurezza ecc.
La “pena pecuniaria” è invece la sanzione sostitutiva delle pene detentive fino a tre mesi.
Per la sostituzione occorre inoltre che il colpevole si trovi in una particolare condizione soggettiva (art. 59 L. 689/81) e che ci sia il fondato motivo per ritenere che lo stesso si astenga per il futuro dal commettere altri reati.
I presupposti sono: la pena in concreto irrogata dal Giudice e, sulla base dell’articolo 60 (L. 689/81) la sostituzione non è ammessa per alcuni tipi di reati. L’articolo 59 ha stabilito che non è ammessa per i rei che siano stati condannati a 2 anni di reclusione e abbiano commesso il reato nei cinque anni dalla precedente condanna e per quanti siano stati condannati due volte per reati della stessa indole.

Misure alternative alla detenzione
Sono state introdotte dalla Legge 354/1975 di riforma dell’Ordinamento Penitenziario. Con l’introduzione di tali misure, l’Ordinamento ha inteso valorizzare la funzione rieducativa della pena (art. 27 Cost.) agevolando le cd. misure alternative che si prefiggono lo scopo della risocializzazione del reo in società.
Le misure alternative sono:
- affidamento in prova al servizio sociale (art. 47: il condannato a pena detentiva non superiore a tre anni può essere affidato in prova al Servizio sociale fuori dall’Istituto per un periodo uguale a quello della pena da scontare. Una particolare forma di tale misura è l’affidamento in prova per tossicodipendenti o alcooldipendenti. Se quindi, la pena detentiva viene inflitta nel limite di quattro anni e deve essere eseguita nei confronti di soggetti dipendenti da sostanze alcoliche e/o stupefacenti, che abbiano in corso un programma di recupero o che hanno intenzione di prendervi parte, gli interessati possono chiedere, in qualsiasi momento, l’applicazione di tale misura). La misura è revocata se il comportamento del soggetto appare incompatibile con la prosecuzione della prova);
- semilibertà (art. 48: il detenuto condannato a pena detentiva non superiore a 6 mesi o che abbia scontato almeno la metà della pena, può trascorre parte del giorno fuori dal carcere e partecipare alle attività lavorative e istruttive. E’ prevista la revoca della misura se il soggetto si dimostra non idoneo alla misura o se il soggetto si assenta dall’Istituto senza un giustificato motivo per non più di 12 ore;
- liberazione anticipata (art. 54: il detenuto che prova di aver partecipato attivamente nell’opera di rieducazione, può ottenere la riduzione di gg. 45 per ogni semestre di pena detentiva effettivamente scontata);
- detenzione domiciliare (art. 47 ter: il detenuto condannato alla pena della reclusione non superiore a 4 anni e all’arresto, può ottenere di scontare la pena nella propria abitazione o in un altro luogo di privata dimora, se si tratta: – di donna incinta o che allatti o che abbia una prole di età inferiore a 5 anni; – di persona in gravi condizioni di salute; – di persona di età superiore a 60 anni se inabile anche parzialmente; – di minore degli anni 21 per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia.
E’ prevista la revoca di tale misura sia quando il comportamento del soggetto ne rende impossibile la prosecuzione sia quando vengono a cessare le condizioni previste dalla norma (art. 47 ter).
Dopo la Sentenza della Corte Cost.le 350/1993, la detenzione domiciliare può essere concessa al padre condannato, in caso di morte della madre condannata, che conviva con un figlio portatore di handicap totalmente invalidante).
La L. 251/2005 (ex Cirielli) ha apportato modifiche alla misura alternativa della detenzione domiciliare prevedendone l’applicazione per l’espiazione della pena detentiva inflitta in misura non superiore a due anni, anche se costituente parte residua di una pena maggiore e ciò quando non ricorrono i presupposti per la concessione dell’affidamento in prova al servizio sociale e sempre che tale misura sia idonea a evitare il pericolo che il reo commetta nuovamente altri reati. La modifica introdotta dalla Legge Cirielli non si applica ai condannati a cui sia stata applicata la recidiva reiterata e ai condannati di cui all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario (Divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti).
La detenzione domiciliare sostituisce la pena detentiva per quanti abbiano compiuto i settanti anni e non siano stati giudicati delinquenti abituali, di professione o per tendenza e che non siano stati mai condannati con l’aggravante di cui all’art. 99 c.p. (recidiva).
La L. 4/2001 (di versione del DL 341/2000) ha stabilito che il Tribunale di Sorveglianza, nel prevedere l’applicazione di tali pene, ai fini della verifica dell’osservanza delle prescrizione imposte, può consentire l’utilizzo di strumenti tecnici rinviando alla disciplina prevista dall’art. 275 bis c.p.p. relativa alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

 

PERMESSI PREMIO
L’art. 30 ter stabilisce che ai condannati che hanno tenuto una regolare condotta durante l’esecuzione della pena (8° comma) e che non risultano essere socialmente pericolosi, possono essere concessi i cd. permessi premio dal Magistrato di Sorveglianza sentito il Direttore dell’Istituto penitenziario. Tali permessi si prefiggono il fine di consentire ai condannati di coltivare, fuori dall’Istituto penitenziario, interessi affettivi, culturali, di lavoro ecc.
La durata dei permessi non può essere superiore ogni volta a 15 giorni e non può comunque superare la misura complessiva di 45 giorni in ciascun anno di espiazione della pena.

 

Cause di estinzione del reato e della pena
La punibilità è la possibilità in concreto di applicazione di una sanzione penale a seguito di un comportamento che l’Ordinamento Giuridico riconosce come reato.
Le cause che escludono la punibilità sono: cause di estinzione del reato (estinguono la punibilità in astratto cioè escludono l’applicazione della pena prima della sentenza definitiva di condanna) e cause di estinzione della pena (estinguono la punibilità in concreto della pena cioè la pena da applicare nel caso concreto, per effetto di una sentenza definitiva di condanna).
La differenza sta nel fatto che le prime operano antecedentemente all’intervento di una sentenza di condanna (incidendo sulla punibilità in astratto, estinguendo la potestà statale di applicare la pena minacciata) mentre le seconde, presuppongono l’emanazione di una sentenza di condanna (estinguono la punibilità in concreto bloccando l’esecuzione della sanzione inflitta dal giudice).
Le cause di estinzione del reato sono generali (riferibili a tutti i reati e si trovano nella parte generale del codice) e speciali (riferibili a determinati reati e si trovano in leggi speciali o nella parte speciale del codice), condizionate e incondizionate.
Le cause di estinzione del reato sono:
a) Morte del reo (art. 150 c.p.): la morte del reo prima della condanna estingue il reato. La morte estingue tutte le pene, sia quelle principali che quelle accessorie mentre rimangono intatte le obbligazioni civili che nascono dal reato (es. risarcimento del danno);
b) Amnistia (art. 151 c.p.): è un provvedimento generale e astratto con cui lo Stato rinuncia all’applicazione della pena. E’ considerata un atto di clemenza che estingue il reato e, se vi è stata condanna, fa cessare l’esecuzione della stessa e delle pene accessorie. L’amnistia può essere propria o impropria. Quella propria può estinguere il reato mentre il procedimento penale è in corso mentre quella impropria può intervenire dopo che è stata pronunciata una sentenza penale definitiva di condanna (art. 151 co. I° pt. 2 c.p.).
L’amnistia impropria fa cessare l’esecuzione della condanna e le pene accessorie anche se permangono gli altri effetti penali. Conseguentemente, anche con il provvedimento di clemenza, la condanna costituisce titolo per la dichiarazione di recidiva, di abitualità, di professionalità nel reato o per escludere il beneficio della sospensione condizionale della pena.
La concessione dell’amnistia può essere sottoposta a condizioni (sia sospensive che risolutive) o ad obblighi, previsti dalla legge di concessione (amnistia condizionata).
La Corte costituzionale ha riconosciuto sempre e comunque la possibilità per l’imputato di rinunciare ai benefici dell’amnistia e chiedere l’esame di merito, al fine di ottenere una eventuale assoluzione.
c) Prescrizione del reato (art. 157 c.p.): il decorso di un determinato periodo di tempo (stabilito dalla legge) senza che intervenga la pronuncia di una la sentenza di condanna irrevocabile, determina l’estinzione del reato per prescrizione.
La misura costituisce la rinuncia dello Stato all’applicazione della sanzione punitiva sul presupposto del passare del tempo.
I reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo (e un tempo anche la pena di morte) sono imprescrittibili.
Sulla base della pena prevista per ciascun tipo di reato, l’art. 157 c.p. disciplina il tempo necessario per la prescrizione del reato.
Per le contravvenzioni, le cause di estinzione del reato sono:
a) Oblazione (artt. 162 e 162 bis c.p.): consiste nel pagamento di una somma di denaro pari a un terzo del massimo dell’ammenda stabilita dalla legge come pena per le contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda, ovvero pari alla metà del massimo, quando si tratti di contravvenzione punita alternativamente con l’arresto o con l’ammenda. Il pagamento di tale somma estingue il reato. L’Ordinamento distingue tra oblazione obbligatoria e facoltativa. La prima trova applicazione nell’ambito delle contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda e l’imputato, facendone richiesta, ha diritto a beneficiare di questa causa di estinzione del reato pagando una somma pari alla terza parte del massimo della pena prevista per la contravvenzione. Quella facoltativa invece riguarda le contravvenzioni punite con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda ed è rimessa alla valutazione del Giudice. In questo caso, perché il reato si estingua, è necessario pagare una somma pari alla metà del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa. L’oblazione poi può essere comune nelle contravvenzioni, per le quali la legge stabilisce la sola pena dell’ammenda, il contravventore è ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispondente alla terza parte del massimo della pena stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento” e speciale prevista per le contravvenzioni punite con la pena alternativa dell’arresto e dell’ammenda e, dall’altro, deve essere applicata discrezionalmente dal giudice.
b) Perdono giudiziale (art. 169 c.p.): è la rinuncia dello Stato all’applicazione di una pena in considerazione dell’età del reo. Ai fini dell’applicabilità di tale misura, occorre che il reo, al momento della commissione del fatto, abbia un’età inferiore ai 18 anni e che il reato non sia considerato grave.
c) Sospensione condizionale della pena (art. 163 c.p.): l’Autorità Giudiziaria, dopo aver applicato una sanzione penale (sentenza di condanna alla reclusione o all’arresto per un tempo non superiore a 2 anni), ne sospende l’esecuzione (per un termine di 5 anni se la condanna è per delitto e di 2 anni se è per contravvenzione) a condizione che il colpevole, per un certo periodo di tempo, non commetta altri reati. In tal caso il reato viene estinto, in difetto, invece, il reo dovrà scontare entrambe le pene (la vecchia e la nuova).

Le cause di estinzione della pena
Sono quelle misure che operano sulla pena inflitta con sentenza di condanna e sono:
a) Indulto (art. 174 c.p.): è un provvedimento generale ispirato, almeno originariamente, a ragioni di opportunità politica. Nella prassi è utilizzato come strumento di periodico sfoltimento delle carceri. Consiste in un atto di clemenza che condona la pena, in tutto o in parte, o la commuta in una pena di specie diversa. Si distingue un indulto proprio da un indulto improprio a seconda che il condono intervenga nella fase esecutiva rispetto a una sentenza irrevocabile di condanna o sia applicato dal Giudice al momento della sentenza.
E’ un provvedimento di clemenza adottato dal Parlamento (legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna camera; legge deliberata in ogni suo articolo e nella votazione finale). Per l’applicazione dell’indulto è competente il Giudice dell’esecuzione, il quale procede senza formalità, secondo la procedura de plano prevista anche per l’amnistia.
Si differenzia dall’amnistia perché si limita a estinguere (in tutto o in parte) la pena principale, che viene condonata oppure commutata in altra specie di pena consentita dalla legge.
L’indulto non estingue le pene accessorie, a meno che la legge di concessione non disponga diversamente e neppure gli altri effetti penali della condanna, mentre l’amnistia estingue il reato.
Diversamente dalla grazia (provvedimento individuale), l’indulto è un istituto di carattere generale e si riferisce a tutti i condannati che si trovino in determinate condizioni di pena.
b) Morte del reo dopo la condanna (art. 171 c.p.): “la morte del reo, avvenuta dopo la condanna, estingue la pena”. La morte estingue tutto ma non fa venire meno le obbligazioni civili nascenti dal reato, né estingue la confisca.
c) Amnistia impropria (art. 151 c.p.): “l’amnistia […] se vi è stata condanna, fa cessare l’esecuzione della condanna e le pene accessorie”. Fa cessare l’esecuzione della condanna e le pene accessorie anche se permangono gli altri effetti penali. Presuppone la condanna definitiva e irrevocabile e, tale condanna, costituisce titolo per la dichiarazione di recidiva, di abitualità, di professionalità nel reato o per escludere il beneficio della sospensione condizionale della pena.
d) Prescrizione della pena (artt. 172 e 173 c.p.): il decorso del tempo incide anche sulla pena inflitta con sentenza passata in giudicato. La prescrizione estingue la pena se dopo un determinato periodo di tempo (stabilito dalla legge) la sentenza di condanna non viene eseguita. Il decorso del tempo non estingue la pena dell’ergastolo e le pene accessorie e gli altri effetti penali della condanna.
e) Grazia (art. 174 c.p.): è un provvedimento di carattere individuale emesso (discrezionalmente) dal Presidente della Repubblica con il quale viene condonata (in tutto o in parte) la pena principale di un condannato. Secondo la norma la grazia “condona, in tutto o in parte, la pena inflitta, o la commuta in un’altra specie di pena stabilita dalla legge. Non estingue le pene accessorie, salvo che il decreto disponga diversamente, e neppure gli altri effetti penali della condanna”.
f) Liberazione condizionale (art. 176 c.p.): mira a favorire la rieducazione e il reinserimento nella società delle persone che, condannate a una pena detentiva, abbiano tenuto in carcere una buona condotta. Con la libertà condizionale viene temporaneamente sospesa l’esecuzione della pena, che, dopo un periodo positivo di prova, può essere definitivamente cancellata dal Giudice.
Viene concessa solo al verificarsi di due condizioni: a) il reo ha scontato almeno un determinato periodo di tempo in carcere, b) durante questo periodo ha mostrato il proprio ravvedimento.
Nel caso in cui durante il periodo di libertà condizionale il reo commette nuovamente lo stesso reato (o non rispetta gli obblighi previsti dalla Legge), il provvedimento viene revocato e il condannato riprende a scontare la pena in carcere.
La libertà condizionale può essere concessa anche ai condannati all’ergastolo dopo che abbiano trascorso in carcere almeno 26 anni.
g) Riabilitazione (art. 178 c.p.): è concessa quando siano decorsi cinque anni dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o si sia estinta in altro modo, e il condannato, abbia dato prova effettiva e costante di buona condotta.
Il termine dei cinque anni diventa di dieci se si tratta di recidivi o di delinquenti abituali o professionali.
La riabilitazione determina la cancellazione definitiva dal casellario giudiziale dei reati commessi in passato.
In base al disposto dell’art. 178, non può essere concessa quando il condannato, è stato sottoposto a misura di sicurezza o non abbia adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato salvo che dimostri di trovarsi nella impossibilità di adempierle.
La domanda di riabilitazione deve essere presentata al Tribunale di Sorveglianza per il distretto del luogo ove veniva inflitta la condanna.
h) Non menzione della condanna penale nel certificato del Casellario Giudiziale (art. 175 c.p.): è concessa discrezionalmente dal Giudice, al reo in caso di prima condanna per reati ritenuti non gravi (pena detentiva non superiore a 2 anni).

 

MISURE DI SICUREZZA
Sono dei provvedimenti speciali la cui applicazione è prevista dal Codice Penale nei confronti degli autori del reato che sono considerati socialmente pericolosi. Le misure di sicurezza possono affiancarsi o sostituirsi alla pena principale (ai soggetti non imputabili).
Le misure si applicano quando il soggetto è socialmente pericoloso (requisito soggettivo) e ha commesso un fatto previsto dalla legge come reato (requisito oggettivo).
La durata dell’applicazione di tali misure è fissata dalla Legge nel minimo, ma resta indeterminata nel massimo e ciò in quanto è impossibile determinare in anticipo la cessazione della pericolosità del soggetto. Ai sensi dell’art. 207, infatti, tali misure non possono essere revocate se le persone ad esse sottoposte non hanno cessato di essere socialmente pericolose.
Se la pericolosità persiste, la misura viene rinnovata in caso contrario (ovvero in caso di cessazione) la misura può essere revocata dal Tribunale di Sorveglianza competente anche prima della scadenza.
Le misure di sicurezza sono di due tipi:
a) personali: limitano la libertà personale del soggetto;
b) patrimoniali: incidono solo sul patrimonio del soggetto.
Quelle personali a loro volta si distinguono in misure detentive e misure non detentive, in base al fatto che il soggetto sia detenuto in un istituto (riformatorio giudiziario, ospedale psichiatrico giudiziario, casa di cura e di custodia, colonia agricola, casa di lavoro), o sia sottoposto a un regime di libertà vigilata, al divieto di soggiorno, al divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcoliche e l’espulsione dallo Stato dello straniero.
Le misure a carattere patrimoniale sono invece la cauzione e la confisca di beni o strumenti utilizzati per commettere il reato oppure prodotti dal reato stesso.
Si distinguono dalla pena in quanto le misure di sicurezza non hanno funzione retributiva ma solo ed esclusivamente una funzione di rieducazione del reo. Per tale ragione si applicano anche ai non imputabili (la pena invece si applica solo a soggetti imputabili), non ha una durata fissa (caratteristica invece della pena) e l’applicazione presuppone l’accertamento in concreto della pericolosità sociale del soggetto.

 

Misure di prevenzione
Sono misure sanzionatorie (meglio conosciute come di polizia) dirette a evitare la commissione di reati da parte di soggetti considerati socialmente pericolosi. La loro applicazione prescinde dalla commissione di un reato essendo sufficiente anche la semplice esistenza di un indizio a carico del soggetto. E’ questa caratteristica che distingue tali misure da quelle di sicurezza per la cui applicazione è necessaria la commissione di un reato da parte del soggetto ritenuto socialmente pericoloso.